Partendo dalla celebre frase “Colui che lotta con i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.”, l’autrice inizia un percorso di autoanalisi, affrontando i mostri più bui che durante gli anni l’hanno accompagnata.

La paura dell’abbandono, del futuro, del presente. É una valanga, che inaspettatamente travolge e al contempo da pace, mettendo fine ad ogni cosa.

Una valanga simile era capitata a Rosa, che poco più che ventenne, rimasta orfana di entrambi i genitori, dovette assicurare la salvezza e il benessere di tutti i fratelli minori, mettendo in secondo piano la propria felicità personale.

Il suono di una Valanga mette in relazione due figure, solitarie, della stessa famiglia: Elisa e Rosa, la prozia grazie alla quale tutta la famiglia sopravvisse durante la Seconda Guerra Mondiale.

1932-1980 | Capitolo I

Sono nata nell’autunno 1910, prima di sette fratelli.

Avevo ventidue anni quando morì mio padre.

Ventitré, quando morì mia madre.

Non abbiamo sentito arrivare la valanga che ci ha travolti,

eppure, il suo boato è stato enorme.

Dagli eventi, dalla guerra.

Per amore e per dovere, ho sacrificato la mia vita, per far si

che i miei fratelli e le mie sorelle vivessero anche per me.

Ho rinunciato all’amore, per dare a loro tutto quello che avevo.

Tu non mi conosci. In pochi mi sono sopravvissuti.

Eppure il mio ricordo è ancora qui.

Io sono Rosa.

2013- 2017 | Capitolo II

Il suono di una valanga è quel suono lieve, che mi sveglia ogni mattina.

É il dolore che insegna, l’indifferenza che ferisce.

La paura del mio presente, a volte assente.

La mia gioia bambina, le vecchie speranze che non muoiono.

I tuoi abbracci quando ti incontro, e i tuoi baci quando devo andare via.

La voglia di vederti, anche se sei qui.

É la fine che non finisce.

La trappola, la paura di non sopravvivere alla valanga.

É il passato che ritorna, e i giorni che verranno.

É il mio cuore che rallenta, e la voce che si fa sottile.

Sono io, che esploro me stessa.

Perdendomi e ritrovandomi, come in un ciclo che mai avrà fine.

Ma davvero la pesantezza è terribile e la leggerezza è meravigliosa?